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Free fire

di Ben Wheatley — Francia, Regno Unito, 2016, 90'
con Sharlto Copley, Armie Hammer, Brie Larson, Cillian Murphy, Jack Reynor

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Boston, anni '70. Frank e Chris sono membri dell'IRA in cerca di mitragliatori M-16. Devono incontrare dei contrabbandieri, guidati dal sudafricano Vernon, per valutare lo stock in loro possesso, mentre Justine e Ord sono mediatori della transazione. A causa di una coincidenza e dei caratteri bollenti di alcuni elementi delle due gang nel giro di breve tempo parte uno sparo e il meeting degenera in una lotta all'ultimo sangue tra gang rivali.

Free Fire è il sesto lungometraggio del regista britannico Ben Wheatley che, dopo aver ampiamente esplorato i generi thriller, drama, horror e black comedy,  decide di omaggiare l’exploitation anni Settanta (tra i produttori esecutivi figura anche Martin Scorsese e non a caso), con un risultato assolutamente travolgente. Scritto insieme alla moglie Amy Jump, sua fidata collaboratrice sia nella sceneggiatura che nel montaggio, Free Fire è adrenalina allo stato puro e una gioia per gli occhi. La storia è molto semplice: Boston, 1978, dodici uomini e una donna si incontrano di notte in una fabbrica dismessa; da una parte una delegazione dell’IRA, dall’altra dei trafficanti di armi, due gruppi criminali che chiaramente non si fidano l’uno dell’altro, accompagnati da due mediatori, interpretati dagli ottimi Armie Hammer (Mine, 2016, The Social Network, 2010) e Brie Larson (Oscar 2016 per Room), unico personaggio femminile della pellicola. Ovviamente per futili motivi tutto andrà storto e si scatenerà l’inferno, degenerando in una sparatoria senza fine, in un susseguirsi di scene di grande potenza visiva e con più di un capovolgimento di fronte. Free Fire è soprattutto un film popolato da personaggi irresistibili che richiamano alla memoria quelli di Le iene di Quentin Tarantino (1992), ma aggiornati con un black humour inglese folgorante, protagonisti di gag e battute fulminanti e con cui empatizzi all’istante.

In questo contesto il casting è stato perfetto; nel gruppo dell’IRA, una serie di attori di grande spessore capeggiati dal talentuoso Cillian Murphy (Transcendence, 2014, Il cavaliere oscuro – Il ritorno, 2012, Inception, 2010), mentre nella gang dei trafficanti emerge invece senza dubbio il personaggio di Vernon, interpretato alla perfezione da un esilarante Sharlto Copley (District 9, 2009). Un personaggio, il suo, che riesce a infastidirti e a farti desiderare di averlo a cena tutte le sere allo stesso tempo, indimenticabile come il suo strettissimo accento sudafricano. Proprio gli accenti, le inflessioni e i dialoghi in generale sono il nucleo del film, e difatti la colonna sonora non è mai invadente, bensì occasionalmente arricchita da alcuni grandi brani dell’epoca piazzati in modo geniale con risultati eccellenti. Free Fire è inoltre girato e montato in modo eccezionale, caratterizzato da un virtuosismo registico portato agli estremi, in cui in innumerevoli occasioni non si può fare a meno di restare incantati dal tipo di inquadratura scelta e dall’originalità della messa in scena. Girato in poco più di un mese, non si fa fatica a immaginare che Free Fire sia frutto in realtà di un’attenta progettazione da parte di Wheatley, in cui l’uso dello storyboard ha avuto un ruolo preponderante. Non c’è un dettaglio fuori posto, ogni particolare pare derivi da un’attentissima e maniacale attenzione verso ogni minuzia, dai costumi di scena con prevalenza dei colori giallo ocra e blu cobalto ai numerosi scontri fisici ripresi da più angolazioni, tanto da farlo paragonare a un altro famoso autore, Stanley Kubrick.

Il gruppo – sia che si tratti di una gang, sia inteso come famiglia, anche se comunque sempre criminale – e le sue dinamiche sembrano essere il tema portante della cinematografia di Wheatley, con l’eccezione del controverso e non pienamente riuscito High Rise (2015), derivante infatti non da una sceneggiatura originale, ma tratto dal difficilmente adattabile Il condominio di James Ballard. La lealtà, la fiducia, i rapporti fra i membri che compongono il nucleo familiare (nel caso di Down Terrace, 2009, e Killer in viaggio-Sightseers, 2012) o banda criminale (vedi Kill List, 2011, o anche I disertori-A field in England, in un certo qual modo), fino ovviamente a Free Fire, sono elementi ricorrenti nelle sue pellicole, ma è proprio con quest’ultimo che Wheatley raggiunge l’apoteosi, firmando il suo film più personale, che sa già di cult, girato con un amore e una passione che traspare a ogni battuta e a ogni frame, regalandoci un magnifico viaggio su un ottovolante immaginario da cui non vorremmo più scendere.

Ilaria Dall'Ara, Nocturno.it