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I figli della notte

di Andrea De Sica — Italia, Belgio, 2016, 85'
con Vincenzo Crea, Ludovico Succio, Fabrizio Rongione, Yuliia Sobol, Luigi Bignone

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Dopo l'ennesima bravata, il sedicenne Giulio, che è un ragazzino allampanato, timido ed emotivamente fragile, viene spedito dalla madre in un collegio d'élite, una fucina di "futuri dirigenti" camuffata da castello asburgico arroccato tra le Alpi. Si accorge presto che è un ambiente freddo e ostile, abitato da rampolli fasciati in pullover stemmati e insegnanti che tuonano rimproveri in continuazione; una scuola con un sistema educativo che rasenta la disciplina militare, con internet imbavagliato, mezz'ora di telefonata al giorno, e frequenti episodi di "nonnismo" patiti in silenzio dagli sprovveduti studenti più giovani. Gli adulti, al corrente della situazione, accettano la pratica come consuetudine radicata, e nonostante sorveglino gli allievi attraverso videocamere nascoste, scelgono di non intervenire. Nel clima di reticenza generale, stranamente Giulio si rispecchia in una personalità opposta alla sua, quella del coetaneo Edoardo, che invece ha un temperamento ribelle e anticonformista, e nessuna paura di mostrarsi insofferente verso il bullismo imperante. Insieme, i due inseparabili amici architettano fughe notturne dalla scuola, discese negli spettrali corridoi in penombra e corse nel bosco, all'interno del quale si nasconde un luogo proibito e allettante...la parte migliore dell'offerta formativa.

Se 'I turbamenti del giovane Törless' di Musil avesse avuto più di un abboccamento sessuale con 'Shining' di Kubrick, il frutto di questi amplessi sarebbe probabilmente stato 'I figli della notte' di Andrea De Sica, prodigioso esordio nel lungometraggio da parte del figlio d'arte di Manuel, cui il film è teneramente dedicato (...). Stupiscono ed esaltano molti aspetti di questo debutto: controllo (83 minuti sono una durata così poco auto indulgente da rasentare la perfezione), visione (citare Kubrick, Lynch e il grande Saverio Costanzo di 'In memoria di me' senza mai cadere nell'esercizio di stile), attori (che bella la soave dizione di Crea, Succio e gli altri ragazzacci del collegio) e personalità (De Sica ha un'idea agghiacciante circa la formazione spietata della nostra classe dirigente). Diamo il benvenuto a un nuovo grande regista italiano dal futuro luminoso. Scoperto e lanciato da un Festival di Torino sempre pronto a mostrarci i figli del cinema nei loro primi maestosi vagiti.

Francesco Alò, 'Il Messaggero'