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Partisan

di Ariel Kleiman — Australia- Usa, 2015, 98'
con Vincent Cassel, Nigel Barber, Jeremy Chabriel, Florence Mezzara, Sapidah Kian

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L’undicenne Alexander vive in una sorta di comune alla periferia degradata di una città senza nome. Capo della piccola comunità composta da donne e bambini è un solo uomo adulto, Gregori, figura carismatica che governa incontrastata elargendo affetto e regole ferree, insegnando ai bambini a coltivare la terra ma anche a uccidere, sia per procurarsi il sostentamento vitale che per difendersi da un mondo esterno che Gregori descrive loro come ostile, ingiusto e crudele. Alexander però è sveglio e curioso, durante le sue missioni omicide al di fuori dalla comune raccoglie piccoli oggetti e viene in contatto con gli abitanti di quel mondo esterno, cominciando a porsi qualche domanda sulle regole imposte da Gregori e su quel padre padrone di cui ha sempre accettato la weltanschauung.

L’ ottimo Vincent Cassel è una sorta di pifferaio magico che convince un esercito di madri e di figli a seguirlo in una città-bunker ricavata tra le rocce di un altipiano qualunque di una città sconosciuta in un tempo imprecisato. Tutti parlano inglese, ma hanno nomi slavi e nulla denota effettivamente alcunché. Il pifferaio Cassel, che sfodera una performance tanto sublime quanto ributtante, convince i suoi ospiti che là fuori c’è un mondo marcio, violento, che non vede l’ora di fargli del male. Le donne, madri-sole presumibilmente vittime di abusi, non hanno bisogno di troppe parole per essere convinte e accettano il pifferaio come guru, amante, protettore e padrone. Con i bambini il gioco è anche più facile: la maggior parte di loro è stato preso in età prepuberale e non ha conosciuto altro mondo che quello offertogli dal loro “padre” e maestro.

Tutti sembrano andare d’amore e d’accordo ma non è così, perché il guru è un “para-guru” e si serve dei propri protetti per fini più oscuri – ogni tanto qualcuno viene mandato là fuori per “sistemare” i nemici – e perché a un certo punto fa l’errore imperdonabile di far entrare nel proprio regno un giovane neofita ribelle, che ne minerà l’autorevolezza compromettendone l’autorità.

 Kleiman è abile a costruire e a mantenere la suspense nascondendo allo spettatore quante più informazioni può sulla storia, senza per questo intaccarne la comprensione.

L’ altromondo ricreato dal film non è privo di fascino e la partitura di Oneohtrix Point Never, un mix di elettronica e di pop music anni ’80, conferisce ulteriori accenti di ambiguità.

Inquietante la maschera anaffettiva del giovane Jeremy Chabriel.

La storia è ispirata a un articolo del NYT sulla compravendita di bambini assassini in Colombia. Il tema dell’innocenza violata restituisce così all’operazione quell’attualità che il messaggio politico da solo non avrebbe giustificato.

Gianluca Arnone, cinematografo.it