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ROBERT DOISNEAU - LA LENTE DELLE MERAVIGLIE

di Clémentine Deroudille — Francia, 2017, 83'
con Clémentine Deroudille, Éric Caravaca, Sabine Azéma, Quentin Bajac, Jean-Claude Carrière
proiezione in francese con sottotitoli in italiano

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Lo straordinario ritratto di uno dei più grandi fotografi del XX secolo, noto per capolavori immortali come "Il bacio" e per un approccio profondamente umanista verso l'Arte.

Troppe volte l'opera di Robert Doisneau, uno dei più grandi fotografi del XX secolo, è stata ridotta alla fotografia di "Le Baiser de l'Hôtel de Ville". Un'immagine che ha conosciuto un destino fuori dal comune. Pubblicata senza rumore sulle pagine di "Life" nel 1950, è soltanto negli anni Ottanta che acquista valore di simbolo. Riprodotta un po' dappertutto, regala a Doisneau gloria e fortuna e traduce lo spettacolare cambiamento di statuto di una fotografia: da immagine anonima sfogliata dentro un giornale a copia di artista ammirata al museo. Archetipo dell'istantanea, una causa giudiziaria rivela la messa in scena, i due amanti sono attori retribuiti. I francesi si indignano e dimenticano uno dei talenti di Doisneau: dare l'illusione dell'istantanea facendo posare i passanti in un décor urbano reale. Questo bacio 'preconfezionato' riassume velocemente e troppo male un'opera umanista, che figlie e nipoti sanno valorizzare e hanno valorizzato trasformando la residenza familiare di Montrouge in un incredibile archivio. 

In quella nutrita iconografia, Clémentine Deroudille, nipote del celebre artista, pesca a pieni mani e a cuore pieno, superando l'immagine riduttiva ("Le Baiser de l'Hôtel de Ville") e vincendo i pregiudizi (lo sguardo di Doisneau è andato oltre Parigi e le banlieue).

Robert Doisneau - La lente delle meraviglie è un ritratto intimo dell'uomo e all'artista. Una lettera d'amore che cerca le parole nelle fotografie inedite, negli home movie, nei video d'archivio e nelle conversazioni con gli amici e i complici di sempre. Da Daniel Pennac a Sabine Azéma, passando per Jean-Claude Carrière, Doisneau si dispiega: "curioso, disubbidiente e paziente come un pescatore con la lenza". Flâneur del pavé che adorava le nostalgiche banlieue come le nuove architetture, aveva conosciuto la guerra e il fronte, aveva fatto la resistenza senza parlare ma scegliendo di portare uno sguardo di sensibilità sul mondo.
Robert Doisneau apparteneva alla categoria dei vagabondi, i vagabondi della fotografia che partecipano a una dimensione umana marginale senza paura di compromettersi con quella mondana. Doisneau firma con Blaise Cendrars, un libro sul petit peuple delle periferie ("Le Banlieue de Paris"), immortalando i poemi visuali della rue, e un contratto esclusivo di tre anni con "Vogue" fotografando l'attualità glamour dell'epoca, i ritratti di personalità, la moda e le cronache aristocratiche di Parigi.

Ripercorrendo episodi meno conosciuti della sua carriera, paesaggista impareggiabile della provincia o ritrattista di saloni aristocratici, il documentario rivela un artista complesso che approccia tutti i generi della fotografia con straordinaria disinvoltura. Tracciato dai disegni di Emmanuel Guibert e dal desiderio della nipote, demolire i cliché più tenaci intorno al nonno, il profilo di Doisneau restituisce un temperamento forgiato dall'umiltà dei gagne-petit e uno spirito indipendente, visceralmente legato alle sue banlieue proletarie. Privo di leziosaggine o maniera, il documentario di Clémentine Deroudille, consacrato all'antenato, scova la sua esperienza presso la Renault, emergendo aspetti inediti del suo lavoro, l'amore per il colore, o del suo carattere, la paura della folla. Correggendo la leggenda del creatore indulgente abitato (soltanto) da candore umanista.

Marzia Gandolfi per Mymovies

Con la collaborazione di:

La serata del 19 settembre sarà presentata da Ruggero Ughetti e Marco Brioni di Frammenti di fotografia. Frammenti di fotografia nasce a Mantova nel 2015 da un'idea di Ruggero Ughetti e Marco Brioni con l'intento di raccontare la fotografia, la sua storia, i suoi protagonisti e il suo linguaggio. Lo fa adottando un approccio interdisciplinare che favorisce la contaminazione dei linguaggi e l'ibridazione dei metodi di indagine.