venerdì
20
marzo
21:15
sabato
21
marzo
18:30 20:30 22:30
domenica
22
marzo
18:15 20:45
martedì
24
marzo
16:15
giovedì
26
marzo
21:15
venerdì
27
marzo
21:15
sabato
28
marzo
18:30 20:30 22:30
domenica
29
marzo
18:15 20:45
martedì
31
marzo
16:15
mercoledì
01
aprile
21:15

Vergine giurata

di Laura Bispuri — Italia/Albania/Germania/Svizzera, 2015, 90'
con Alba Rohrwacher, Flonja Kodheli, Lars Eidinger, Luan Jaha, Bruno Shllaku

guarda il trailer

Hana, orfana albanese, viene accolta in casa da Gjergi, un montanaro con moglie e una figlia più o meno dell'età della ragazza, Lila. Ma la cultura arcaica che abita quelle regioni, seguendo il severo codice del Kanun, mortifica e reprime il femminile, e Hana si ritrova a compiere una scelta drastica: diventare una vergine giurata, ovvero giurare verginità eterna e assumere un'identità maschile. Da quel momento sarà Mark e condurrà la sua vita come un uomo, ovvero con maggiore autodeterminazione, ma al prezzo di un rifiuto radicale della propria femminilità. Molti anni dopo Mark si reca in Italia, dove ritrova Lila. Nessuno sa il perché della sua venuta, ma a poco a poco, in contatto con una cultura più aperta, Mark ritroverà in sé le tracce di Hana. 

Vergine giurata, lungometraggio d'esordio di Laura Bispuri, già David di Donatello per "Passing Time" e Nastro d'Argento per "Biondina", esplora il tema dell'identità, non solo di genere, attraverso immagini essenziali, e allo stesso tempo rigogliose: i corpi sono descritti da vicino con un'intimità fisica quasi disturbante - carne, macchie, muscoli, pieghe della pelle. La regia di Bispuri ha una qualità ipnotica, soprattutto durante le sequenze acquatiche che stanno diventando un suo "marchio di fabbrica". I dialoghi sono ridotti all'osso, ma la storia è resa esplicita dalla limpidezza della narrazione e dalla recitazione intensa e rigorosa di Alba Rohrwacher, interprete di una femminilità di confine priva di vanità ma non di sensualità segreta. La cinepresa che soffia sul collo dei personaggi, inseguiti da dietro, ricorda lo stile "documentario" dei Dardenne, e quella del "film di realtà" è evidentemente una scelta narrativa: non a caso Vergine giurata è prodotto, tra gli altri, da Vivo Film, che da sempre predilige questo genere. Ma l'appeal carnale delle immagini ricorda soprattutto l'opera di Lucrecia Martel, la regista argentina che ha raccontato la femminilità, soprattutto adolescente, in modo magistrale in "La ciénaga" e "La niña santa" (dove l'acqua assumeva la stessa valenza amniotica che ha in "Vergine giurata"). Entrambe le registe maneggiano con disinvoltura gli elementi naturali, e non hanno paura di ciò che può apparire osceno o imbarazzante. Attraverso di loro, la conoscenza del corpo e dell'animo femminile si fa forma filmica, e accende un altro riflettore su una realtà diversa (sommersa?) ancora poco vista al cinema. 

Paola Casella - mymovies.it