Max Ophuls. La giostra delle passioni

Storie di passioni, di amori, di tradimenti, di destini raccontate da un regista che ha segnato la storia del Novecento. 

La rassegna, intitolata Max Ophuls, la giostra delle passioni, porta al cinema del carbone da martedì 17 ottobre tre film in versione restaurata digitale in 2K: Tutto finisce all’alba (Sans lendemain) del 1939, Da Mayerling a Sarajevo (De Mayerling à Sarajevo) del 1940 e Il piacere (Le plaisir) del 1952.
Tre film diversissimi tra loro, per soggetto e ambientazione, tutti girati con assoluta maestria e capacità compositiva: i movimenti di macchina sono vivaci; i protagonisti sono disegnati con straordinaria attenzione e le loro vicende sanno coinvolgere profondamente lo spettatore; il bianco e nero della versione originale è reso perfetto da un ottimo restauro.

Quando Max Ophüls morì, il 25 marzo del 1957, a 55 anni, François Truffaut scrisse sui Cahiers du cinéma che con lui se ne andava il suo regista de chevet; solo due anni prima lo stesso Truffaut con Roberto Rossellini, Jean Cocteau, Jacques Tati e altri grandi cineasti aveva difeso con convinzione l’ultimo film del regista, Lola Montès, straordinario e ambizioso racconto per immagini che pubblico e critica di quel tempo non vollero, o non seppero, apprezzare. E del resto il nome di Ophüls – nato Maximilian Oppenheimer nel 1902 sul confine tra Francia e Germania, una carriera cosmopolita tra Europa e Hollywood vuoi per scelta, vuoi per il corso drammatico della storia – è rimasto a lungo tra i più amati, se non dal grande pubblico, certo da chi frequenta le sale dei cinema d’essai.

MAX OPHLUS (Germania, 1902 - 1957) nasce col nome di Maximilian Oppenheimer in una famiglia di ebrei tedeschi, industriali del settore tessile. Rinuncia presto a lavorare nell'impresa paterna per coltivare la propria passione per letteratura e teatro. Nel 1919, quando decide di fare l’attore al Teatro Nazionale di Stoccarda, cambia il proprio cognome in Ophuls. Diventa regista quando al teatro di Dortmund gli propongono l'attività di regia in alternativa ai ruoli drammatici, per cui non è tagliato.

Negli anni Trenta dirige i primi film in Germania, Olanda, Italia e Francia: tra gli altri Liebelei (Amanti folli, 1933), La signora di tutti (1934), Yoshiwara (Yoshiwara, il quartiere delle geishe, 1937), Le roman deWerther (Werther, 1938), Sans lendemain (Tutto finisce all'alba, 1939), De Mayerling à Sarajevo (Da Mayerling a Sarajevo, 1940). Emigra in Francia nel 1933 e ottiene la naturalizzazione nel 1938. In seguito si trasferisce in Svizzera e in Italia. Nel 1939 si arruola nella Legione Straniera francese e, dopo l'armistizio tra Francia e Germania, nel 1941 emigra negli Stati Uniti, dove realizza Letter from an Unknown Woman (Lettera da una sconosciuta, 1948), The Reckless Moment (Sgomento, 1949) e Caught (Nella morsa, 1949). Nel 1950 ritorna in Francia. Gira La ronde (1950), Le plaisir (Il piacere, 1952), Madame de (I gioielli di Madame de, 1953) e Lola Montès (1955), opere in cui affina uno stile sottile ed elegantemente autoironico, basato su una visione tragica e malinconica della vita che viene presentata al pubblico in modo apparentemente frivolo. Muore il 25 marzo del 1957 ad Amburgo. È sepolto nel celebre cimitero parigino di Père Lachaise.

Ophuls, profondamente influenzato dalla cultura mitteleuropea, mette in scena con eleganza e ironia, sottile causticità e tocchi di malinconia, l'eterna commedia sentimentale che donne e uomini recitano sul palcoscenico della vita. Grande cinema, grande scrittura, grandi interpreti. E il piacere di raccontare, come solo la grande letteratura sa fare.

Tutto finisce all'alba è ambientato nella Parigi degli anni Trenta e dedicato alla complicata situazione sentimentale ed esistenziale della giovane Evelyne, rimasta vedova e senza risorse. Costretta a lavorare come entraîneuse in un locale notturno di Montmartre per mantenere sé e il figlio, ritrova un vecchio amore ma non ha il coraggio di ammettere la propria condizione: si affanna per mantenere le sembianze di una vita borghese ma si troverà di fronte ad una scelta definitiva. Una fascinazione, quella di Ophuls per il mondo dei protettori e delle "ragazze", che trova nella storia di Evelyne lo spazio per esprimersi: il film, come ha affermato lo stesso regista, è stato censurato in diversi modi ed epoche.

Da Mayerling a Sarajevo racconta invece la commovente vicenda personale delle vittime dell'attentato che il 28 giugno del 1914, a Sarajevo, diede inizio al primo conflitto mondiale. Francesco Ferdinando, giovane arciduca dalle idee progressiste, e la moglie Sophie Chotek, accettata a corte ma solo come "morganatica" poiché di rango inferiore, vivono un amore vero e felice, fino alla morte violenta. Edwige Feuillère è raffinatissima nell'interpretazione di Sophie Chotek e Ophuls non fa mistero delle sue posizioni antimilitariste.

Il piacere è la trasposizione cinematografica di tre racconti di Guy de Maupassant: Le masque, La maison Tellier e Le modèle, uniti dalla voce narrante di Jean Servais. L'amore, la purezza e la morte si confrontano con il tema del piacere e il regista compone un'opera che dimostra in pieno la solidità di tutta la sua produzione, il cui asse portante è la passione raffinata che Ophuls ha coltivato per la letteratura e il teatro.

Tre film diversi tra loro, per soggetto e ambientazione, tutti girati con assoluta maestria e capacità compositiva: i movimenti di macchina sono vivaci; i protagonisti sono disegnati con straordinaria attenzione e le loro vicende sanno coinvolgere profondamente lo spettatore; il bianco e nero della versione originale è reso perfetto da un ottimo restauro.

ottobre

martedì
17
18:00 21:15

Tutto finisce all'alba

di Max Ophuls — Francia, 1939, 82'
con Edwige Feuillère, Georges Rigaud, Daniel Lecourtois, Paul Azaïs, Michel François, Georges Lannes, Mady Berry

martedì
24
18:00 21:15

Da Mayerling a Sarajevo

di Max Ophuls — Francia, 1940, 95'
con Edwige Feuillère, John Lodge, Aimé Clariond, Jean Worms, Jean Debucourt, Raymond Aimos, Gabrielle Dorziat

martedì
31
18:00 21:15

Il piacere

di Max Ophuls — Francia, 1952, 97'
con Claude Dauphin, Gaby Morlay, Madeleine Renaud, Ginette Leclerc, Jean Gabin, Jean Servais, Danielle Darrieux