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Apache

di Thierry de Peretti — Francia, 2013, 82'
con François-Joseph Culioli, Aziz El Hadachi, Hamza Meziani, Joseph-Marie Ebrard, Maryne Cayon, Andréa Brusque

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Mentre migliaia di turisti affollano spiagge, campeggi e locali di Porto Vecchio in Corsica, cinque adolescenti si trascinano annoiati senza meta. In una sera di particolare noia Aziz li porta in una villa dove il padre lavora come custode. I ragazzi passano la notte indisturbati nel lusso della casa e all’alba vanno via rubando degli oggetti senza valore e dei fucili da collezione. I proprietari, al ritorno da Parigi, si lamentano con un piccolo boss locale di loro conoscenza di aver subito un furto con scasso innescando una reazione inaspettata nei ragazzi.

È ispirato ad un fatto realmente accaduto “Apache”, il primo film del regista originario della Corsica, Thierry de Peretti, presentato con successo all’ultimo Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Realisateurs. Un gruppo di adolescenti locali entra nottetempo nella lussuosa villa di Porto Vecchio in Corsica e ruba uno stereo e un fucile da collezione. La scoperta dell’accaduto da parte del boss locale li farà cadere inesorabilmente nella violenza più feroce.

Tutto il film si può sintetizzare nelle scene iniziali e finali, grazie a un uso sapiente della camera che comunica direttamente con lo spettatore. Il microcosmo raccontato dal regista è dominato dalla separazione netta tra la gioventù dorata dei turisti francesi e il vuoto spinto dei ragazzi locali. Per loro non c’è speranza di una vita migliore e loro stessi sono divisi all’interno del gruppo tra quelli di origine corsa e quelli di origine magrebina. La località turistica corsa è per i quattro protagonisti quello che era la borgata per l’ “Accattone” di Pasolini. Ma, qui, a Porto Vecchio, tra locali, piscine e feste, la tensione è fluida e quasi invisibile, finché non esplode nella sua follia. Nel film di de Peretti, lo spettatore è parte integrale del cast, e la cosa si palesa nell’ultima scena del film, un assolutocoup de théâtre. La pellicola scorre e ci porta nelle vite del povero Aziz, vittima dei suoi stessi amici e dei tre carnefici, del fragile e grasso Francois-Jo, di Jo magro e sensuale come un danzatore e del più crudele di tutti Hamza. D’altra parte, non c’è giudizio morale da parte del regista nei confronti dei suoi personaggi per una vicenda che colpisce allo stomaco, proprio perché realmente accaduta. Semmai, la condanna è per il consumismo come omologazione culturale di scuola pasoliniana. E del resto, non a caso proprio a lui, de Peretti ha dedicato un cortometraggio. Ottimo il cast di attori non professionisti, scelti in due anni di workshop a Porto Vecchio e bella la fotografia. L’isola raccontata da de Peretti è tutto fuorchè da cartolina. Il regista la rappresenta tutta in modo memorabile, in particolare la scena del lungo viaggio dei quattro in macchina verso un’alba che segnerà per sempre la fine della loro innocenza. Il film, girato nel formato anomalo del 4:3, uscirà in Italia il 14 agosto e sarà sottotitolato senza doppiaggio. Un gesto coraggioso da parte della piccola casa di distribuzione Kitchenfilm, che si conferma ancora una volta una piccola gemma nell’omologato panorama italiano.

Ivana Faranda, ecodelcinema.com

Film in V.O. con sottotitoli in italiano