Orestea
Di Eschilo, drammaturgia, adattamento e regia di Carmelo Rifici.
Con Fausto Cabra, Alfonso De Vreese, Igor Horvat, Stefano Iagulli, Marta Malvestiti, Giusi Merli, Francesca Osso, Valeria Milillo, Valentina Picello, Monica Piseddu, Anahi Traversi
Prima nazionale
Carmelo Rifici sceglie di indagare le origini della democrazia occidentale a partire dall’unica trilogia della classicità greca giunta integralmente a noi: l’Orestea di Eschilo, composta dalle tragedie Agamennone, Coefore ed Eumenidi.
Nel racconto del nostos, il “ritorno” di Agamennone dalla guerra di Troia ad Argo – dove sarà immediatamente ucciso, insieme a Cassandra, da Clitennestra, per essere dieci anni dopo vendicato da Oreste, a sua volta perseguitato dalle Erinni, fino a quando un processo spezzerà la catena dei delitti – Rifici scandaglia l’ipotesi che la democrazia non nasca da una volontà di pace, bensì dall’esigenza di regolare una violenza ineliminabile; la polis, la città-stato non è l’alternativa alla barbarie della guerra e della vendetta, ma la sua migliore trasformazione.
In scena si confrontano due mondi: le forze arcaiche – antica sapienza politeista che incarna la memoria sacrificale – e l’astrazione del logos, sotto l’egida di un unico Dio, che tenta di contenere – più che superare – il concetto di vendetta. Il tribunale di Atene che assolve Oreste dalla colpa di matricidio, grazie alle strategie oratorie e incantatrici di Atena, nata dal cervello di Zeus, mostra come, alla luce della storia contemporanea, l’uomo moderno sia il risultato di un fragile e pericoloso compromesso, sempre minacciato dagli eventi, e non il frutto della sapienza umana.



