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18:30 21:15

Estiu 1993

di Carla Simón — Spagna, 2017, 97'
con Laia Artigas, Bruna Cusí, David Verdaguer, María Paula Robles, Paula Blanco, Etna Campillo
proiezione in catalano con sottotitoli in italiano

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A soli sei anni Frida si trova improvvisamente orfana. Ad accoglierla dopo la morte della mamma è una nuova famiglia, composta dagli zii e da una piccola cugina. Quella prima estate sarà carica di emozioni, spesso contrastanti, che la renderanno indimenticabile. Film rivelazione dell’anno, l’opera prima di Carla Simón, premiata anche alla Berlinale, è un eccezionale ritratto del mondo dei più piccoli.

Opera prima di Carla Simón che ci offre un frammento importantissimo della sua vita. Quell’estate del ‘93 in cui perse i genitori e con appena 6 anni si dovette integrare in una famiglia adottiva, elaborando nel frattempo la perdita di quella biologica. Un momento critico che questo film mostra con delicatezza e con dettagli che ci trasportano nel mondo dell’infanzia, con le sue ansie e le sue difficoltà, dove non tutto è felicità, risate e gioco.

Vincitore di innumerevoli premi, tra cui Miglior Opera prima alla Berlinale 2017, Estiu 1993 (Verano 1993) ha per protagonista la piccola Laia Artigas, che incarna Frida, e gli adulti Bruna Cusí (Incerta glòria) e David Verdaguer (10.000 km) nei panni degli zii della bambina, che la accolgono dopo la morte della mamma. Questa coppia, a sua volta, ha una figlia, una bimba più piccola di Frida, che accetta a braccia aperte e senza gelosie la sua nuova sorella, mentre quest’ultima prova ad adattarsi nella casa che la accoglie.

Carla Simón, dotata di un talento eccezionale per ritrattare il mondo dei più piccoli, mette la cinepresa alla loro altezza e, attraverso gli occhi di Frida, ci trasmette quel nodo in gola che opprime la bambina durante la prima estate che vive con gli zii trasformati in genitori. E lo fa con i silenzi, con piccoli aneddoti, con occhiate fugaci, con un abbraccio rubato, rivivendo birichinate… il profondo affetto e rispetto che la regista ha per i suoi personaggi principali sono riflessi nelle scene gioiose del film, alcune improvvisate e regalate dalle giovanissime attrici, che recitano con una naturalezza contagiosa. La regista ci introduce così nell’intimità di questa famiglia, con le sue faccende domestiche e il timore sottaciuto che la costruzione di questo nuovo focolare non vada a buon fine.

Qui si parla di lutto, di dolore e di accettazione, di imparare a gestire le emozioni, forse molto prima del previsto. E, come dimostra bene il film, a volte gli adulti dimenticano che i bambini sono più aperti, svegli e intelligenti di quanto si pensi.

Un altro problema affrontato in Verano 1993, in modo tangenziale, perché mai nominato, è l’AIDS (trattato dalla regista anche nel suo documentario Born Positive), che all’inizio degli anni Novanta era ancora una paura diffusa e stigmatizzata. Anche questo concorre a inspessire il sotto testo di questo piccolo grande gioiello (Carla Simón perse i genitori proprio a causa di questa pandemia) e senz’altro si può dire che Estiu 1993 è il film rivelazione dell’anno, un film che lascia un segno indelebile nel panorama del cinema spagnolo attuale.

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