Filmlovers (Spectateurs!)
di Arnaud Desplechin — Francia, 2024, 88'
con Milo Machado Graner, Mathieu Amalric, Françoise Lebrun, Salif Cissé, Micha Lescot, Louis Birman, Dominique Païni
proiezione in francese, inglese con sottotitoli in italiano
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«Che cosa significa davvero andare al cinema? Perché continuiamo a farlo, dopo più di un secolo?» Con queste domande si apre Filmlovers, il film di Arnaud Desplechin, in uscita il 28 dicembre 2025, in occasione di un anniversario simbolico: i 130 anni dalla prima proiezione cinematografica pubblica dei fratelli Lumière, tenutasi a Parigi nel 1895. Un omaggio dichiarato alla sala cinematografica come luogo di incontro, di memoria e di scoperta, ma anche un viaggio intimo nel rapporto tra spettatore e immagini, tra finzione e vita reale. Filmlovers è un’opera che si muove tra documentario, racconto autobiografico e finzione cinematografica, seguendo il giovane Paul Dedalus, alter ego di lunga data del regista, già protagonista dei suoi film I miei giorni più belli e I fantasmi d'Ismael. Attraverso Paul, Desplechin costruisce una sorta di romanzo di formazione dello spettatore: un percorso fatto di prime visioni, di scoperte estetiche, di sale buie e luminose rivelazioni. Le sue esperienze si intrecciano con testimonianze di altri amanti del cinema — registi, critici, spettatori comuni — in un flusso di immagini e parole che alterna ricordi, inchiesta, sogno e riflessione.
Regista francese maggiore, cinefilo erudito, grande autore a cavallo tra il XX e il XXI secolo, Arnaud Desplechin celebra già dal tiolo una qualità che rivendica come indiscutibile e fondamentale: quella di essere uno spettatore Come Truffaut si permette il lusso di mostrare il suo "io" sullo schermo e dicendo "chi sono" ci fa capire meglio "chi siamo". Con Spectateurs! Desplechin ritorna alle origini della sua ispirazione, ci innamora e ci incolla alla poltrona di velluto rosso attraverso un percorso cinefilo e un torrente di immagini.
Tra souvenir, fiction e inchiesta ricostruisce la sua prima volta al cinema, una sala di Roubaix, con la nonna (Françoise Lebrun nel film) e la sorella per vedere Fantômas. Desplechin evoca la sua scoperta delle teorie di Cavell e ritorna su Shoah di Lanzmann, pietra miliare della sua cinefilia.
Romanzo di formazione di uno spettatore, Spectateurs! risale il tempo fino all'infanzia di Paul Dédalus, alter ego dell'autore e personaggio chiave della sua filmografia, assente da I miei giorni più belli. Il percorso di Desplechin comincia con lo stupore infantile per il dispositivo che proietta l'immagine sulla parete, prima ancora che per l'oggetto film. L'incanto prosegue con gli incontri in sala, le storie d'amore cominciate e finite davanti allo schermo, le interminabili discussioni dopo le proiezioni, le rivelazioni e tutto quello che apprendiamo su di noi e sugli altri guardando un film. Arnaud Desplechin rende improvvisamente significativo quello che non sappiamo ancora quando entriamo in sala, spazio di educazione e di trasmissione per tutti gli apprendisti e i virtuosi del cinema.
Spectateurs! è una grande avventura cinematografica per chi non ha tempo di leggere Stanley Cavell, 'convocato' con Jean Douchet e Claude Lanzmann, filosofi, storici e autori che hanno segnato il pensiero di Desplechin.Posseduto, dotto, generoso, disegna un film personale e lineare da qualche parte tra l'autoritratto biografico e il saggio sociologico. Ma Spectateurs! è tante altre cose e tutte convergono verso una sola: la dichiarazione d'amore.
Marzia Gandolfi, Mymovies
Chi conosce il percorso di Desplechin non avrà difficoltà a individuare le tappe del suo futuro artistico (il film si interrompe prima che inizi a dirigere), gli echi di emozioni che hanno costellato la sua narrativa e gli omaggi alle figure importanti che hanno contribuito a formarlo: Ingmar Bergman, François Truffaut, Claude Lanzmann... Spectateurs! fa il paio con C'est pas moi, variazione godardiana e funebre di Leos Carax, una meditazione incandescente su stesso e sul cinema, il suo e quello degli altri, che magnifica aggiungendovi un tocco di eternità.
Più romanziere che poeta, più Truffaut che Godard, più giorno che notte, Desplechin mette il cuore in ogni fotogramma, in ogni sequenza, su ogni volto, su ogni attore, su Julia Roberts sotto il lenzuolo-schermo di Notting Hill, perché un giorno ha sorriso e ha reso il cinema semplicemente possibile. Se Carax confessa alla camera di non aver mai girato nient'altro che déjà vù, descrive così il suo costante sentimento di impostura, Desplechin attraversa il regno degli spettatori, interrogandoli sulla loro disposizione alle lacrime, sul loro 'posto' nella sala, sulla loro immaginazione e la loro passione divorante per un'arte che seduce e non si piega alla realtà.
Il cinema per vivere meglio e re-incantare il mondo. La piccola storia di uno spettatore e la grande Storia del cinema sedute accanto, in quel luogo singolare, definito dall'esperienza condivisa della sala, del grande schermo, della comunità precipitata nel buio e illuminata soltanto da un raggio di luce. Una conversazione appassionante con Desplechin, spettatore avido ed esigente, che mobilita quello che si attiva tra le immagini e si esplicita nella sua produzione.



