Hen - Storia di una gallina
di György Pálfi — Germania, Grecia, Ungheria, 2025, 96'
con Yannis Kokiasmenos, Maria Diakopanayotou, Argyris Pantazaras, Machmout Bamerni
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«Da grandi poteri derivano grandi responsabilità» - ma cosa succede quando queste responsabilità ricadono sulle ali di… una gallina? Fuggita da un allevamento intensivo, una gallina dalle piume nere trova rifugio nel cortile di un ristorante fatiscente. Qui scopre l’amore, affronta la rigida gerarchia del pollaio e fa di tutto per proteggere le sue uova. Sullo sfondo di questa incredibile avventura animale, costellata di piccoli grandi imprevisti, dei quali la gallina è a volte ignara testimone, altre volte elemento scatenante, la vita umana fa il suo corso e la nostra eroina si ritrova, suo malgrado, coinvolta in una rete clandestina di traffico di migranti. La sua ironica e toccante odissea rende la storia una metafora delle disuguaglianze, delle ingiustizie e delle lotte silenziose che segnano le vite umane.
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Il film viene proposto anche in versione originale sottotitolata in italiano, gli orari sono consultabili nella relativa scheda:
https://ilcinemadelcarbone.it/film/hen-vo
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Ve la ricordate la favola del brutto anatroccolo? Nero in un mondo di piccoli paperi bianchi (ogni riferimento è puramente voluto), imperfetto in mezzo ad una perfezione solo apparente. Ecco, Hen il film di György Pálfi presentato in anteprima alla Festa di Roma 2025, riprende quel concetto ma lo trasferisce nel mondo delle galline. Con un'attenzione registica e una forza emotiva encomiabili.
Da subito veniamo messi di fronte al realismo crudo e al tono allo stesso tempo favolistico del racconto: dalla nascita - come se fosse la sofferente sequenza d'apertura di un parto - alla crescita e sviluppo della protagonista, in mezzo all'allevamento e alla produzione industriale di uova. Una denuncia sociale presente fin dall'incipit insomma. La pennuta però si distingue da subito per essere un pulcino nero in mezzo e tanti gialli, tutti uguali. Una peculiarità che evidentemente caratterizzerà la sua vita, che seguiamo passo passo mentre, alla ricerca costante di libertà, fa di tutto per sopravvivere ad una lunga serie di sfortunati eventi, come Lemony Snicket.
Non c'è mai patetismo o dramma eccessivo nella narrazione di Pálfi: tutto è sempre alleviato dalla commedia, per il divertimento degli spettatori. Tragicomico, proprio come la vita di tutti (noi umani compresi). È incredibile come ci si immedesimi così facilmente nella protagonista: chi non ha avuto un'espressione strana e buffa quando accadeva qualcosa di insolito, oppure in preda alla paura (anche immotivata) ha cominciato a correre urlando?
Da tanti piccoli gesti appare subito chiaro che si tratta di un racconto universale, che parla indistintamente a tutti, di qualunque specie si faccia parte.Come far arrivare questa sensazione di immedesimazione a così tante persone? György Pálfi dimostra di avere grande maestria nell'utilizzare la macchina da presa in due modi paralleli: ad altezza di gallina, dal suo punto di vista, che è chiaramente più basso rispetto agli umani che incontra. E ad altezza degli umani, mentre pensano di "fregare" e sfruttare la capacità primaria del volatile (deporre uova) senza conseguenze.
La nostra Hen (κότα in originale greco) scopre il mondo, lo affronta a becco alto, comprende il destino amaro e inevitabile suo e delle proprie uova, scopre l'istinto materno, e una grande forza interiore.È determinata, resiliente, coraggiosa: guardarla fa aspirare anche gli spettatori a non accontentarsi del ruolo che altri vorrebbero imporre. Cadendo spesso ma rialzandosi sempre.
Hen sta lì, insomma, a titolo di esempio, spronando a vivere la vita con prudenza, e a volte paura - chi ha detto che le galline devono per forza essere tutte sciocche? - ma allo stesso tempo con grande coraggio. Un'audacia che anche noi dimostriamo nei momenti in cui meno ce lo aspetteremmo.Nella vita di Hen, da un paesaggio rurale passiamo ad un mondo più cittadino, ma sullo sfondo rimangono sempre la natura selvaggia e il Mar Mediterraneo che caratterizzano il paesaggio greco. Così come i colori del film, che mostrano tutta la vitalità della pennuta protagonista, insieme agli altri animali presenti (una volpe, un cane, alcuni piccioni e gatti). Il "romanzo di formazione" della gallina ricorda quasi quello di Antoine Doinel ne I 400 Colpi, che voleva tanto vedere il mare.
Non manca, naturalmente, il riferimento, esplicito, al traffico di esseri umani, spesso deportati in condizioni al limite del bestiale, le cui vite saranno sorprendentemente intrecciate a quella della protagonista. Una correlazione alla denuncia iniziale sull'allevamento intensivo. La pellicola pone la domanda: cosa siamo disposti a fare nei confronti degli altri, esseri umani o animali che siano, pur di farcela? In mezzo a questa barbarie, Hen racconta una storia di sopravvivenza in un mondo in cui tutti vorrebbero solo fare di te un buon brodo.
Federico Vascotto, Movieplayer



