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Inshallah a Boy

di Amjad Al Rasheed — Giordania, Francia, Arabia Saudita, Qatar, 2023, 113'
con Mouna Hawa, Haitham Alomari, Seleena Rababah, Yumna Marwan, Salwa Nakkara

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Nawal ha una figlia ancora bambina e vorrebbe concepire un altro figlio ma la morte improvvisa del marito sconvolge la sua vita. Il fratello dovrebbe sostenerla ma è comunque vincolato dal rispetto delle tradizioni. Il cognato, che aveva venduto un pick-up al marito e deve ricevere ancora delle rate di pagamento, inizia ad avanzare pretese pecuniarie. Se Nawal fosse incinta e se il nascituro fosse un maschio le cose cambierebbero.

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Il film viene proposto anche in versione originale sottotitolata in italiano, gli orari sono consultabili nella relativa scheda:
https://ilcinemadelcarbone.it/film/inshallah-a-boy-vo
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La realtà giuridica interna che spinge Inshallah a Boy è il fatto che la proprietà è un dominio esclusivamente maschile, con numerose restrizioni che impediscono alle donne di avere diritti ereditari. [...]

Il film evoca con forza un paragone lusinghiero con le opere iraniane di Asghar Farhadi, in particolare A Separation e The Salesman: un resoconto dall'alto in basso di una società repressiva e carica di antagonismo di classe, il tutto reso ancora più piccante dal fatto che la ricca famiglia per cui Nawal lavora è cristiana. Affascinante la contrapposizione di una famiglia matriarcale, composta da Colette, affetta da demenza e affidata a Nawal, dalla figlia Souad e dalla nipote Lauren, più libera. Gli atteggiamenti contrastanti nei confronti della maternità e del dovere materno tra Lauren e Nawal, e l'interesse romantico troppo insistente del fisioterapista di Colette, Hassan, nei confronti di Nawal, forniscono ad Al Rasheed ulteriori spunti narrativi per arricchire la sua tesi centrale.

David Katz, Cineuropa