Lo scuru
di Giuseppe William Lombardo — Italia, 2025, 107'
con Fabrizio Falco, Fabrizio Ferracane, Simona Malato, Vincenzo Pirrotta, Daniela Scattolini
guarda il trailer • acquista il biglietto
Un giovane, tormentato da incubi e dal peso di una diagnosi di schizofrenia, torna nella sua terra: la Sicilia. Parte alla ricerca di risposte ai propri dubbi più oscuri, inseguendo il senso di un passato che continua a gravare su di lui, forse nascosto nei sussurri delle campagne e nei silenzi delle chiese. La memoria collettiva, i riti, la terra stessa: tutto sembra custodire le tracce di misteri che non smettono di ardere, tra gli incendi e i fantasmi che popolano l’isola. Attraversando mari neri, paesi addormentati e superstizioni antiche che ancora incutono timore, il giovane scopre che la spiritualità della Sicilia non offre una via di fuga dal dolore, ma ne è lo specchio più profondo — un cammino attraverso l’ombra, necessario per ritrovare la luce. “Lo Scuru” diventa così un viaggio interiore, un attraversamento dell’ombra per riconquistare la luce; un racconto di identità, fede e memoria che si confonde e mischia con il respiro stesso della terra siciliana.
Lo Scuru, ispirato al romanzo omonimo di Orazio Labbate, è l'opera prima di Giuseppe William Lombardo, nato e cresciuto in Sicilia e intenzionato a raccontare la sua terra come un'alternanza di luci abbaglianti e ombre profonde in cui si può precipitare come in pozzi senza fondo.
Una Sicilia svuotata, a tratti desertica, che fa pensare a certi scenari western ed è incessantemente spazzata da un vento impietoso. Lo scuru attinge tanto all'iconografia western quanto a quella dell'horror gotico per raccontare un mondo di fatture ed esorcismi, di superstizioni e religiosità al limite del fanatismo, di delitti mai puniti e dolori atavici rimossi.
Paola Casella, Mymovies
La regia di Lombardo è esperta e sicura nonostante questo sia il suo lungometraggio di esordio, compie scelte precise e consapevoli pur raccontando una storia che sfugge continuamente di mano al suo protagonista, scava nelle ombre e rivela il lato oscuro di ogni ambiente, ben coadiuvata dalla fotografia fortemente contrastata di Sara Purgatorio, che ha dentro tanto Sebastião Salgado quanto Ferdinando Scianna. Il montaggio continuamente spezzato di Ilario Monti contribuisce a riprodurre il frastagliamento della mente di Raz, che è raccontato dal di dentro: ed è raro che il cinema riesca a rappresentare il disagio mentale con questa partecipazione interiore. Le musiche di Santi Pulvirenti, profondamente siciliano come il regista, sostengono efficacemente la tensione narrativa e riconducono a sonorità ancestrali.
Lo Scuru, fin dal titolo, ha dentro "cose tinte", come si dice in siciliano, che vuole ad ogni costo esporre alla vista, all'udito e ai sensi di chi guarda, immergendo lo spettatore in un dolore che non riesce a dirsi e che condiziona ogni cosa, dall'interno verso l'esterno: un dolore cui Lombardo aderisce come una seconda pelle, con riprese a volte incollate al viso intenso dei suoi personaggi, a volte con campi lunghi che sottolineano l'irrilevanza degli esseri umani in scenari naturali dominanti e sempiterni. Tutto, nella storia, nasce da una notte e ne conserva l'oscurità minacciosa: un'oscurità che ti si appiccica addosso, anche da spettatore, e ti accompagna oltre la visione del film.



