venerdì
26
giugno
21:00

Nouvelle Vague VO

di Richard Linklater — Francia, 2025, 106'
con Guillaume Marbeck, Zoey Deutch, Aubry Dullin, Alix Bénézech, Côme Thieulin
proiezione in francese, inglese con sottotitoli in italiano

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1959. La nouvelle vague impazza a Parigi e i primi film girati dai suoi esponenti François Truffaut e Claude Chabrol raccolgono un plauso unanime. Manca solo a Jean-Luc Godard di passare dietro la macchina da presa, ma si convince a farlo e trova l'aiuto del produttore Beauregarde. Ne nascerà Fino all'ultimo respiro, film-simbolo della nouvelle vague, destinato a cambiare per sempre la storia del cinema.

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Il film viene proposto anche in versione doppiata in italiano, gli orari sono consultabili nella relativa scheda:
https://ilcinemadelcarbone.it/film/nouvelle-vague
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Nouvelle Vague è un film diretto, schietto, quasi all’impronta, che rifugge i fronzoli in modo sistematico e verrebbe da dire ideologico. Gioca sulla frontalità, sulla nettezza dell’immagine, sul fatto che è in scena ciò che è fuori dalla scena, nella vita normale: perché procurarsi delle comparse quando un uomo che barcolla e cade a terra a Rue Campagne Première, a due passi dal cimitero di Montparnasse, attira automaticamente un nugolo di curiosi? Perché riprendere l’incidente tra una macchina e un motorino in tutta la sua artificiosità quando un rumore fuori campo può già mostrare tutto allo spettatore? Però Richard Linklater si concede due riflessi, due immagini che si intercalano l’una nell’altra, entrambe per via degli occhiali da sole a specchio che da sempre connotano collettivamente lo sguardo di Jean-Luc Godard. La prima volta nelle lenti si rivede l’inquadratura finale de I 400 colpi, con Jean-Pierre Léaud sulla spiaggia; Godard ha raggiunto Cannes per assistere alla prima proiezione pubblica del film di François Truffaut (sgraffignando dalla cassa dei Cahiers du Cinéma il denaro necessario alla trasferta), e in sala osserva il successo cui va incontro il suo amico e collega, applaudito a scena aperta e felicitato direttamente da Jean Cocteau. La seconda volta che le lenti di Godard servono a mascherare un campo controcampo, o per meglio dire a negarlo con forza, è nel finale, quando sono stavolta le immagini del suo stesso lungometraggio d’esordio, Fino all’ultimo respiro, ad apparirgli davanti, fantasmi di un presente-passato-futuro che lo eleggono da subito come uno dei più grandi e rivoluzionari costruttori d’immagine di ogni tempo. Nouvelle Vague, ventiquattresimo lungometraggio diretto da Richard Linklater che consente all’autore statunitense di tornare in concorso sulla Croisette a distanza di diciannove anni dall’ultima volta (nel 2006 portò in Costa Azzurra ben due film, Fast Food Nation nella competizione principale e A Scanner Darkly in quella di Un certain regard), è la vita che vive tra quei due riflessi, e che con una troupe ridotta all’osso e nessuna intenzione di seguire con rispetto un piano di lavorazione di suo pressoché inesistente cambiò per sempre la storia della settima arte. Nel battito di un respiro – del film ma anche della lavorazione, durata appena venti giorni neanche sfruttati completamente – Godard e gli altri esponenti della generazione della nouvelle vague passarono dall’essere tutti figli adottivi di Roberto Rossellini (come dichiara Truffaut introducendo il padre del neorealismo in un incontro redazionale) a diventare a loro volta genitori, fonti d’ispirazione per un mondo in completa ma purtroppo solo apparente rivoluzione.

Raffaele Meale, Quinlan

Ingresso unico: 3,50 euro.