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The Constitution - Due insolite storie d'amore

di Rajko Grlic — Croazia, Repubblica ceca, Slovenia, 2016, 93'
con Nebojsa Glogovac, Dejan Acimovic, Ksenija Marinkovic

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Vjeko è un insegnante di scuola superiore che ha dedicato tutta la sua vita allo studio della lingua croata e alla storia della nazione. Vive in un appartamento nel centro di Zagabria con suo padre Hrvoje, un Ustascia, un ufficiale dell'esercito fascista croato, ora costretto a letto da oltre sei anni. Inoltre, meno di un anno fa, Vjeko ha perso l'amore della sua vita, il violoncellista Bobo. Senza più voglia di vivere e con seri propositi di suicidio, Vjeko trova piacere solo nelle passeggiate a notte fonda, quando vaga per la città vuota vestito da donna e con il viso truccato. Una notte un gruppo di uomini lo ferma, lo picchia e lo abbandona in strada privo di sensi. In ospedale incontra Maja, un'infermiera che abita nel seminterrato del suo stesso palazzo. La donna lo riconosce e inizia a prendersi cura di lui e di suo padre infermo. In cambio Vjeko accetta di aiutare il marito di Maja, il poliziotto di origine serba, Ante, a preparare un esame sulla Costituzione croata.

In un Paese dove l’odio per il diverso è diventato una tragica abitudine, The Constitution – Due insolite storie d’amore porta alta la bandiera della convivenza, della tolleranza e dell’amicizia. Diretto dal croato Rajko Grlic, su sceneggiatura di Ante Tomic, il film – che in Italia sarà distribuito da Cineclub Internazionale e Tycoon dopo due anni dopo la sua uscita – ha riscosso molto successo in diversi festival in tutto il mondo, guadagnando a buon diritto consenso anche nelle kermesse di cinema lgqbti. Meno fortuna ha avuto in patria, dove la sua trasmissione in tv nazionale ha riscontrato numerose difficoltà: come spesso accade, rivolgere lo sguardo verso sé stessi è una delle operazioni più difficili che la società civile riesce a fare, trovando molto più agevole proiettarsi su situazioni apparentemente distanti. Con una regia elegante, una sceneggiatura ironica e delicata e una fotografia a tratti lirica, a tratti quotidiana, The Constitution è un appuntamento da non perdere per tutti gli amanti del buon cinema d’autore.

In originale, il titolo è ancora più esplicito e si traduce con La Costituzione della Repubblica croata – A love story about hate, evidenziando l’enorme contraddizione che persiste tra principi ideali dello Stato croato e sulla sua reale situazione, inquinata da un’onda crescente di intolleranza e di divisione. Dicono le statistiche che il tasso di emigrazione in Croazia, per chi ha un titolo di studio superiore, è tra i più alti in Europa: interrogati i migranti sul motivo della propria partenza, quasi tutti rispondono: “Non voglio far crescere mio figlio nell’odio”. La mancanza di fiducia per il futuro affonda le radici nella storia recente (e meno recente) dei Balcani, connotata da frequenti ritorni di fiamma nel conflitto tra i due popoli: dal genocidio della popolazione serba da parte degli Ustascia – i fascisti croati – sotto la protezione del Terzo Reich, alla guerra degli anni Novanta che ridusse notevolmente la presenza serba in Croazia, il Paese cova in seno una lotta fratricida mai realmente terminata, che si manifesta oggi nel crescente clima di violenza che esplode per le strade.
Proprio per curare questa ferita mai chiusa, Grlic e Tomic lanciano un messaggio positivo alla loro terra natale e a tutto il mondo: tornando alle parole della Costituzione e alla purezza dei legami umani che riescono ad andare oltre la Storia e l’etnia, è possibile rifondare il Paese e immaginare una vita diversa per i suoi abitanti.

Per quanto i riferimenti alla situazione croata siano sempre ben presenti nei dialoghi e nelle azioni dei personaggi, The Constitution racconta una storia universale, anzi: La storia universale di come sia faticoso ritagliarsi il proprio spazio in un mondo in cui si è considerati diversi.

C’è Vjeko Kralj (Nebojsa Glogovac), professore di storia durante il giorno e malinconica diva en travesti di notte, che rimpiange il suo amore, Bobo, suicidatosi l’anno prima dopo la diagnosi di una tremenda malattia. Ci sono Maja (Ksenija Marinkovic) e Ante Samardzic (Dejan Acimovic), coppia mista serbo-croata, genuinamente innamorati, proiettati verso il prossimo in maniera disinteressata e decisi a vivere una vita serena nonostante gli sguardi di disprezzo che provano a gettare ombra sulle loro scelte.
C’è Hrvoje Kralj (Bozidar Smiljanic), padre di Vjeko, ex ufficiale dell’esercito fascista, allettato e praticamente inerme, ma che porta sulle vecchie spalle una vita di soprusi, subiti e dispensati verso il figlio, la moglie e le sue vittime di guerra.

Nel centro di Zagabria tutto è concesso ma mal sopportato: che un serbo diventi poliziotto e sposi una croata, che un intellettuale si innamori degli uomini e di notte vesta i panni di Katarina: a rinfrancare gli animi con la sua sensibilità e intelligenza, ci penserà Maja, vera e propria maestra dell’arte di amare. Con un quartetto di personaggi splendidamente ritratti, The Constitution ha la forza di un messaggio chiaro, avvincente positivo. Nel film, femminile e maschile, forte e fragile, non si danno mai per scontati: dove ci si aspetta una maggiore debolezza, là si trova la più grande determinazione e dove ci si aspetterebbe una resa, una chiusura in antichi conflitti o nell’incomprensione di differenti stili di vita, nasce la più sincera delle amicizie. E là, dove i rancori e le violenze dell’infanzia lasciano segni Turba il capovolgimento, rispetto a una certa cultura intellettuale europea, dei valori di destra e sinistra. Come nella maggior parte dei paesi dell’ex Unione Sovietica, la portata storica della dittatura ha definito il Comunismo come pratica violenta e esecrabile, di cui gli eredi devono rendere conto. Eppure, proprio quando si ascoltano i personaggi ricordare le torture e gli anni della repressione, si realizza che ogni forma dittatoriale – a prescindere dal colore – non può che portare a una lunga degenza politica nei paesi in cui si è radicata. Per questo, il personaggio di Vjeko Kralj reitera i suoi pregiudizi verso Ante, il serbo, e omaggia con reverenza il padre fascista senza che questo inneschi in lui nessuna riflessione sul ruolo degli Ustascia e sul loro rapporto con il Nazismo.

Negli strascichi della guerra, il corpo diventa un campo di battaglia, dove si combatte e, a volte, si vince. La sofferenza in The Constitution è molto fisica: fisica è la trasformazione del professor Kralj in Katarina, fisica è la ferita di Maja – “Come un buco da cui fuoriesce tutta la felicità” – che la porta a perdere il figlio e la possibilità di concepire naturalmente, fisico è il tracollo del padre di Vjeko, del tutto dipendente dalle cure del figlio e dell’infermiera. I corpi di The Constitution, che siano forti o mutilati, malmenati o magnificamente abbigliati, parlano e raccontano le storie di donne e uomini che non si arrendono e di un Paese, di un mondo, che ha bisogno di abbandonare l’odio per poter dare ai suoi figli e alle sue figlie un posto migliore dove esprimersi, vivere e amare.

Francesca Romana Torre, cinematographe.it