The Lunch — A Letter to America
di Gianluca Vassallo — Italia, USA, 2025, 94'
proiezione in inglese con sottotitoli in italiano
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Eduardo, un cuoco messicano del Parkview Diner di Coney Island che ha attraversato il deserto vent'anni prima per raggiungere gli Stati Uniti, diventa inconsapevolmente il fulcro attorno al quale si dipana una storia durante l'ultima settimana della campagna presidenziale americana. Tra incontri fortuiti, canti patriottici, cadaveri accidentali, atti di pietà, militanza giocosa, preghiere, violenza e tenerezza – dalla metropoli mondiale a paesaggi di disperata bellezza – la storia, trasformata in carne macinata, ritorna infine a lui. Giusto in tempo perché Robert, un convinto sostenitore di Trump e difensore delle politiche anti-immigrazione, riceva un hamburger mentre i seggi chiudono e la Storia si dispiega.
Vassallo fotografa gli ultimi istanti di un paese che non sarà più lo stesso, con immagini registrate da New York al South Dakota, in un viaggio nel ventre molle degli States, attraversando nel suo percorso undici stati e scandendo gli ultimi giorni di quell’agonia. Un pianista suona e una cantante solista intona l’inno The Star-Spangled Banner in un’atmosfera da canto del cigno. Ma anche una scena che enuncia un’armonia musicale con cui si susseguono le numerose immagini dell’America catturate nel film. Con la sua impostazione da fotografo, Gianluca Vassallo organizza il film come un flusso di immagini degli States in lungo e in largo, che si susseguono copiose con un montaggio a effetto caleidoscopico. C’è una ricerca della bella soluzione visiva che offre suggestioni, della composizione ricercata e variegata dell’inquadratura, della musica.
Il senso visivo di The Lunch: A Letter to America equivale a quello della visita di una galleria o di una mostra fotografiche. Si tratta anche di rendere la variegata realtà degli USA, la sua composizione multietnica, la sua eterogeneità che rimane tale anche nel momento in cui il paese si polarizza tra Repubblicani e Democratici. La campagna elettorale è comunque onnipresente nelle televisioni. C’è un manifesto elettorale di un candidato democratico sbattuto dal vento, ci sono due personaggi che discutono appoggiati a un muro, ci sono le zucche di Halloween. In effetti le elezioni americane sono in autunno, poco dopo la festa popolare celtica, e stavolta hanno avuto lo stesso senso dell’orrore e del macabro. Ci sono le strade che attraversano paesaggi rurali. Ci sono le immagini iconiche del passato, di Marilyn Monroe, di Ronald Reagan. Non mancano i cowboy con le loro vacche e i loro rodei. C’è chi spara col fucile e chi mangia. Le immagini si susseguono, tornano e si rimescolano. Il montaggio comincia a far coagulare un senso, a condensare quel materiale visivo attorno ai due personaggi antitetici che rappresentano le due americhe al confronto: Eduardo, immigrato messicano che fa il cuoco, che parla in spagnolo con gli altri messicani con i quali condivide l’incertezza per il futuro, e Robert, becero attivista MAGA che sbraita al telefono contro i comunisti. Le immagini si accompagnano, in montaggio alternato, a quelle del macello, della lavorazione della carne, della macinatura e del confezionamento e del trasporto nei locali di fast food. E alla fine il senso del film si compie. L’hamburger, amorevolmente schiacciato e modellato da Eduardo, verrà mangiato proprio da Robert. L’America, come il mondo, si divide in due categorie, chi prepara il cibo e chi mangia, chi fa lavori umili al servizio dei più ricchi che, eleggendo Trump, vogliono sbarazzarsi proprio di chi prepara loro il cibo. Sono due elementi di un paese che è sempre stato un grande calderone multietnico, di etnie e di popoli di tutto il mondo. Un paese di persone venute da altrove, da tutto il mondo, come avevano ben capito i grandi registi europei, Preminger, Lang, Wilder, Hitchcock, emigrati a Hollywood che avevano dovuto tarare il proprio cinema ai gusti di un pubblico più vasto e variegato. Una ricchezza incompresa da chi si esalta nello slogan “Let’s Make America Great Again”.
Giampiero Raganelli, Quinlan
Giovedì 14 maggio presenta il film il regista Giancluca Vassallo.



