Un cane a processo
di Laetitia Dosch — Svizzera, Francia, 2024, 85'
con Lætitia Dosch, François Damiens, Anabela Moreira, Anne Dorval, Pierre Deladonchamps
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Avril, avvocata dallo spirito libero e determinato, famosa per accettare cause apparentemente perse in partenza, è decisa a conquistare finalmente una vittoria. Ma quando Dariuch, l’ennesimo cliente senza troppe speranze, le chiede di difendere il suo inseparabile cane Cosmos, Avril non sa tirarsi indietro. Si ritrova così a immergersi nell’assurdità di rappresentare in tribunale un imputato a quattro zampe, sfidando, tra colpi di scena e arringhe appassionate, le rigidità del sistema giudiziario, facendosi portavoce dei diritti degli animali.
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Il film viene proposto anche in versione originale sottotitolata italiano, gli orari sono consultabili nella relativa scheda:
https://ilcinemadelcarbone.it/film/un-cane-a-processo-vo
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Damiano Panattoni, MovieplayerChe bel film quello di Laetitia Dosch, al debutto. Stringato, luminoso, emotivamente rilevante, nella sua poetica stravagante di opera dramedy (decisamente più dramma che commedia), dalla vivacità coinvolgente, necessariamente vitale. Del resto, se al cinema il protagonista è un cane, si sbaglia raramente (mai lavorare con cani e bambini, sono più bravi degli attori veri e propri!). Eppure, Un cane a processo (Dog on Trial titolo originale) è molto altro che una semplice commedia. La regista francese ma naturalizzata svizzera ha presentato il film a Cannes 77, confessando quanto "i cani siano straordinari" (come non essere d'accordo?). Nonostante questo, ha anche ammesso di non averne mai avuti, pur amandoli.
E nel film c'è un riflesso diretto del suo pensiero, mostrando disagio verso l'evoluzione indotta dagli uomini, che hanno plasmato i cani, incrociando e selezionando razze a seconda delle necessità (spunto di riflessione, tutt'altro che banale). Per questo, Un cane a processo, si pone come atto di difesa verso qualcuno che, agli occhi della legge, non è considerato capace di intendere e di volere. [..] Un cane è un essere con una personalità, una motivazione, uno scopo, una ragione. Se non risponde alle nostre regole sociali, andrebbe comunque considerata la sua indole, prima di giudicare e, nel peggiore dei casi, "addormentare". Un cane andrebbe rispettato e difeso, capito, compreso, e per quanto possibile de-umanizzato, riconoscendo il suo imprescindibile essere. Più in generale, un animale, prosegue il film, non dovrebbe mai essere considerato alla stregua di un oggetto, e quindi non può essere distrutto se "non funzionante" - o intemperante alle regole. Questione di civiltà, di nobiltà e di progresso.
Parallelamente, c'è una sottostoria riguardante il vicino di casa di Avril, un bambino (Tom Fiszelson) con una complicata situazione famigliare. Anch'esso, come Cosmos, non è tutelato dalla Legge, anzi. Temi e sfumature colte in pieno da Laetitia Dosch, affidando ad un voice-over l'andatura di un'opera a tratti umoristica e a tratti rivelatoria per come vengono trattati gli umori di una storia esuberante e ben scritta (portandoci fino all'obbligatorio finale), facendo chiaramente leva sulla presenza di un cane come protagonista (a proposito, ad interpretare Cosmos troviamo Kodi, un esperto cane attore che a Cannes, ha annunciato il ritiro). Insomma, in poco meno di novanta minuti, Dog on Trial ci ricorda quanto siamo fortunati a vivere sullo stesso pianeta abitato dai cani. Ciononostante, ci ricorda quanto i nostri preziosi amici a quattro zampe non abbiano ancora la stessa dignità riservata agli esseri umani. E ci ricorda anche di quanto la giustizia di un tribunale, invece che essere uguale per tutti, sia invece cieca, abietta, retrograda. Ecco, con passione e decisiva commozione, quello della Dosch è un film teneramente militante, che lotta per cosa è giusto, e non per cosa è ordinario.



