giovedì
06
giugno
21:15

American Animals

di Bart Layton — USA, 2018, 116'
con Evan Peters, Barry Keoghan, Jared Abrahamson, Blake Jenner, Ann Dowd, Udo Kier

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Spencer e Warren, due amici cresciuti a Lexington, nel Kentucky, studiano all’università locale ma vogliono dare una svolta alla loro vita e per farlo sono pronti a tutto. Il loro obiettivo diventa rubare un rarissimo libro antico, che malgrado l’enorme valore viene custodito nella biblioteca universitaria senza particolari misure di sicurezza. Reclutati altri due compagni, il contabile Eric e lo sportivo Chas, iniziano a programmare il colpo fino agli ultimi dettagli, ma li attende una serie di rocamboleschi imprevisti…

"Sensazionale" Variety

"Avvincente" Times

"Innovativo" Screen Daily

Era il 2004 quando quattro ragazzi in età universitaria decisero di rubare dalla biblioteca universitaria una serie di libri rari e costosissimi, per poi rivenderli sul mercato nero e ricostruirsi una vita con i soldi intascati. American Animals è la loro storia, e Bart Layton la racconta con il trasporto e la passione di uno che, dietro a quel gesto folle e inevitabilmente destinato al fallimento, ci ha visto un’aspirazione più grande, un anelito a un futuro migliore, diverso, che abbia un senso, che venga ricordato. Una vita, non una semplice esistenza.

Layton sceglie di raccontarla con lo stesso approccio con il quale i ragazzi affrontarono la rapina: con un entusiasmo pop contagioso e naif, che alterna momenti di grande cinema a interviste faccia a faccia con i veri protagonisti della faccenda, personaggi talmente assurdi che il dubbio che siano anche loro attori fatica ad andarsene. Narrativamente siamo di fronte a un film di rapina dei più classici. Se questa è la spina dorsale di American Animals, però, è in tutto il resto, negli orpelli, nelle riflessioni, nell’ambiguità della verità, che sta il suo cuore. Warren, Spencer, Eric e Chas non sono criminali, non sono poveracci e non hanno alcun vero motivo per pianificare la rapina: ragionevolmente benestanti, tutti instradati verso una carriera universitaria e un futuro forse banale ma rassicurante, è proprio in questa normalità estrema che trovano il motivo per ribellarsi e provare a lasciare il segno – a capire cosa significa davvero vivere. E Layton va loro dietro con gioioso abbandono, li asseconda con una regia e un montaggio ispiratissimi e ipercinetici, figli del Guy Ritchie prima maniera e di un approccio al racconto che confonde volutamente realtà e fantasia e si diverte ad analizzare ogni svolta da angoli diversi e spesso inaspettati.

Il risultato è un raro e prezioso caso di film che riesce a non perdere la leggerezza anche quando va a toccare tasti dolorosi e controversi; e che al contempo non da mai l’impressione di voler ridicolizzare o sminuire i tormenti di un gruppo di adolescenti costretti a combattere contro un nemico insidioso come la noia esistenziale, ma neanche di celebrarli o trasformarli in eroi: Layton riesce nel miracolo di mantenere quel minimo sindacale di distacco che gli proviene dal suo passato di documentarista, limitandosi a raccontare i fatti senza abbellirli e mettendo i suoi virtuosismi al servizio della storia. In altre parole, American Animals è un film semplicissimo da amare ma complicato da districare, perfettamente neutrale e insieme moralmente ambiguo, che tra un piano sequenza da capogiro e una fuga in macchina “alla Drive” riesce a infilare riflessioni su, tra le altre cose, il potere trasformativo della violenza e l’oppressività della vita di provincia.

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