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Antropocene - l'epoca umana

di Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier ed Edward Burtynsky — Canada, 2018, 87'
proiezione in italiano

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Siamo entrati in una nuova epoca geologica? Il nuovo film di uno dei più acclamati landscape photographer, Edward Burtynsky, con i pluripremiati Jennifer Baichwall e Nicholas de Pencier, sintetizza il lavoro decennale dell’Anthropocene Workgroup, un ensemble multidisciplinare e transnazionale di scienziati che stanno ricercando i segni inconfutabili di come dall’Olocene il nostro pianeta stia entrando nell’epoca dell’Antropocene. Un viaggio attraverso tutto il mondo realizzato con tecniche fotografiche avanguardistiche per prendere coscienza della responsabilità della specie umana nel plasmare il destino del proprio habitat.

Il film Antropocene – L’epoca umana ha vinto il Premio del Pubblico all’edizione 2019 del Festival CinemAmbiente ed è sostenuto dalle più importanti associazioni (nazionali e locali) per la difesa dell’ambiente, tra cui Fridays For Future Italia, Extinction Rebellion Italia, GreenPeace, Associazione italiana giovani Unesco e da MyMovies. Media Partners del progetto: Altroconsumo e Lifegate.

Più volte la Settima Arte ha mostrato le violenze perpetrate dall’uomo ai danni della Terra. In poche di esse, però, è riuscita a raccogliere in un compendio dettagliato e privo di didascalismi le catene di cause ed effetti che hanno inflitto fendenti letali al pianeta.

Il docu-film Antropocene – L’epoca umana, terzo atto di una trilogia che include Manufactured Landscapes e Watermark, testimonia, attraverso l’esperienza e non la didattica, un momento critico nella storia geologica, offrendo al pubblico un’esperienza provocatoria dell’ampiezza e dell’impatto della nostra specie.

Il trio Baichwal, de Pencier e Burtynsky firma un viaggio a tappe alle diverse latitudini indimenticabile e al contempo scioccante, che scaraventa il fruitore in un incubo ad occhi aperti che riflette e fa riflettere sul nostro operato.

Il risultato è un racconto fatto di immagini dal forte impatto visivo e di testimonianze difficili da digerire, accompagnato dalla voce narrante di Alicia Vikander, che nell’approccio alla materia e nella confezione mescola senza soluzione di continuità l’essenza dell’Herzog documentarista, lo spietato realismo del compianto Glawogger (vedi Workingman’s Death) e i lirismi di Malick.

Francesco Del Grosso, cinematografo.it