giovedì
19
21:15

Dio è donna e si chiama Petrunya

di Teona Strugar Mitevska — Macedonia, Belgio, Slovenia, Croazia, Francia, 2019, 100'
con Zorica Nusheva, Labina Mitevska, Simeon Moni Damevski, Suad Begovski, Stefan Vujisic

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Disillusa dalla vita e senza un lavoro, la giovane Petrunya si ritrova per caso nel mezzo di un’affollata cerimonia religiosa riservata agli uomini: una croce di legno viene lanciata nel fiume e chi la recupera avrà un anno di felicità e prosperità. Con aria di sfida, anche Petrunya si getta in acqua, riuscendo a prendere la croce per prima, nello scandalo generale: mai a una donna era stato permesso di partecipare all’evento e tanto meno di vincere. Tutto il paese sembra unito nel chiederle di restituire la croce, con le buone o con le cattive, ma Petrunya è decisa a non arrendersi e a tenerla con sé a ogni costo…

"Un film splendido e godibilissimo. Dio è donna e ha una forza immensa" Il Fatto Quotidiano

"Originalissimo, tra impegno e ironia, satira e commozione" Corriere della Sera 

"Una rivelazione, assolutamente da non perdere" Il Sole24Ore

"Una protagonista travolgente per una commedia al femminile straordinariamente contemporanea" BadTaste

Film rivelazione dell’ultimo Festival di Berlino,  capace di unire impegno e ironia in una storia al femminile dalla forza dirompente, DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA è un grido di libertà contro ogni pregiudizio, già accolto con entusiasmo da pubblico e critica e destinato a diventare un caso anche in Italia.

Ispirato a un evento realmente accaduto, il film consacra la regista come una delle voci femminili più originali del cinema di oggi, oltre ad essere tra i tre finalisti del prestigioso Premio LUX del Parlamento Europeo.

La regista non sbaglia mai nel dosare gli spunti di commedia caustica all’inizio del film, né manca di accuratezza nel descrivere il trattamento esasperante che Petrunya deve affrontare quando gli uomini che la circondano provano a imporre la propria supremazia. Il film mantiene così un equilibrio ideale tra la satira sui comportamenti di molti personaggi e un realismo ben saldo che dà spessore alla storia. Il risultato non è solo la storia avvincente di una donna che sfida una società maschilista, ma un film capace di prendere posizione in modo brillante e appassionato contro ogni forma di sottomissione.

Sarah Ward, Screen International