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Eo

di Jerzy Skolimowski — Polonia, Italia, 2022, 86'
con Sandra Drzymalska, Mateusz Kosciukiewicz, Tomasz Organek, Isabelle Huppert

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Eo ("ih-oh") è il nome di un asino che fa coppia con l'acrobata Kasandra in un circo polacco. Con la ragazza, Eo ha un rapporto speciale, una comunicazione intima, che passa attraverso le carezze, il tono della voce, un accoppiamento delle teste e dello spirito. Ma il circo viene smantellato, piegato dai debiti e dalle proteste, e i due vengono separati. Eo inizia così un viaggio che lo porta in paesi e contesti diversi, fino in Italia, sempre secondo ai cavalli, belli e capricciosi, caricato di pesi, per lo più ignorato, a volte pestato, per cieca furia umana, in un'occasione salvato e in un'altra no.

Ogni beneaugurata volta che il grande regista polacco Jerzy Skolimowski torna a dirigere un film si crea immediatamente nel cinefilo quell’ansia di tuffarsi al più presto nella capacità del regista di lasciare un segno con la potenza delle immagini evocative e tecnicamente di grande impatto visivo che sempre caratterizzano il suo cinema.

Il solo pensiero di poter affrontare, anche da parte di un regista più talentuoso della media com’ è senz’altro Skolimowski, un remake ‘impossibile’ come quello del capolavoro assoluto di Robert Bresson (Au Hasard Balthazar del 1966) parrebbe un atto ad alto tasso di autolesionismo. Il grande cineasta si accosta  all’operazione un po’ più di lato, in modo indiretto. Resta, però, evidente l’idea di base di reinterpretare ed aggiornare alla contemporaneità non meno fosca e distruttiva dei nostri irrequieti giorni attuali la parabola del povero mite asinello che si immola con pazienza e spirito di sacrificio dinanzi ad un’ umanità mostruosa e ferina che sa solo consumare e distruggere ciò che la circonda.

Nel riproporre i significati di fondo della pellicola del grande regista francese, Skolimowki va incontro, inevitabilmente, ad un percorso un po’ più forzato e meno limpido rispetto a quello originario uscendo però indenne da un pericolo di retorica sempre in agguato. Questo grazie anche alla solita superba regia di nerbo e ad una capacità di dirigere e filmare che lascia ogni volta stupefatti ed interdetti. L’asino EO è, qui ancor più che in Bresson, l’unico assoluto protagonista. Attorno a lui ruotano personaggi più o meno mostruosi ed inquietanti nei confronti dei quali solo la bontà e la predisposizione alla sopportazione di quel povero  ‘santo’ di asino riescono a soprassedere e a non provare quel comprensibile senso di disgusto che ognuno di essi ispira e personifica.

Alan Smithee, FilmTv

Premio della Giuria al Festival di Cannes 2022, selezionato dalla Polonia per rappresentarla agli Oscar 2023.