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01
aprile
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Homebound - Storia di un'amicizia in India

di Neeraj Ghaywan — India, 2025, 119'
con Ishaan Khattar, Vishal Jehtwa, Janhvi Kapoor, Tushar Phulke

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Shoaib e Chandan, due ragazzi indiani rispettivamente musulmano e dalit (i cosiddetti "intoccabili"), tentano come migliaia di altri giovani un concorso pubblico per diventare poliziotti e avere una vita dignitosa. Un anno dopo, ancora senza responso, sono ogni giorno vittime di discriminazioni e finiscono per dividersi quando Chandan ottiene finalmente il posto, mentre Shoaib è costretto a lavorare come galoppino in un ufficio. Il primo è realista, ama la studentessa Sudha e vorrebbe costruire una casa per i genitori; il secondo è invece idealista, combattivo e legatissimo alla sua terra. I loro destini saranno uniti fino alla fine, quando il coronavirus sconvolgerà ulteriormente le loro vite.

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Il film viene proposto anche in versione originale sottotitolata in italiano, gli orari sono consultabili nella relativa scheda:
https://ilcinemadelcarbone.it/film/homebound-vo
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Il cinema indiano è uno dei più prolifici e importanti al mondo, con produzioni che variano dai blockbuster alle opere indipendenti e d’autore. [...] Quest’anno, a meritarsi tutta l’attenzione possibile c’è sicuramente una delle pellicole più belle presentate in anteprima al Festival del cinema di Cannes, nella categoria Un Certain Regard. Stiamo parlando di Homebound, dal regista Neeraj Ghaywan e con protagonisti i giovani e talentuosissimi Vishal Jethwa, Ishaan Khatter e Janhvi Kapoor, una storia che coinvolge la società indiana mettendo in scena tematiche importanti e toccanti come l’amicizia, il razzismo, l’autodeterminazione e l’amore giovanile. [...]

Il problema delle caste è annoso in India e parecchi film ne hanno trattato le casistiche, ma mai con una tale forza espressiva. Homebound si premura di raccontare un’India frammentata, nascosta e poco rappresentata. Il razzismo è la tematica predominante e il realismo con cui viene rappresentato non può non colpire dritto nel segno. Gentilezza, altruismo e umanità vengono completamente a mancare quando gli indiani entrano in contatto con le caste più basse e queste ultime devono affrontare una realtà che li vede spogliati dei loro diritti umani solo per il proprio diritto di nascita. Ma questo film riesce a raccontare un’India diversa, una ancor meno conosciuta: quella del COVID.

D’altronde Homebound significa, letteralmente, ‘costretti a casa’, perciò vien da sé che è facile capire cosa rappresenti il titolo del film. Durante il periodo della pandemia la situazione indiana è stata più tragica che mai, con bande armate della polizia che aggrediva persone che rischiavano di morire di fame e che volevano soltanto sopravvivere. Ecco che un semplice, seppur toccante e sensibile, coming of age tra due amici di infanzia si trasforma in una tragedia disumana in grado di lasciare un segno indelebile nei ricordi dello spettatore. Non ci capitava di vedere un film così emotivamente potente dai tempi di Una Tomba per le Lucciole.

E non è soltanto il contenuto ad essere così bello. La regia e la fotografia sono ricercate e meravigliose, alcune sequenze sono visivamente perfette e per quanto ci riguarda potrebbero perfettamente entrare nella storia del cinema. Homebound è, quindi, uno dei film più belli visti a questo Festival del cinema di Cannes, ma possiamo già dire che sarà tra i nostri preferiti del 2025.

Andrea Palazzolo, ScreenWorld