giovedì
30
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sabato
02
maggio
20:30
domenica
03
maggio
17:30
martedì
05
maggio
20:30

Kokuho - Il maestro di Kabuki

di Lee Sang-il — Giappone, 2025, 174'
con Ryo Yoshizawa, Ryusei Yokohama, Ken Watanabe, Mitsuki Takahata, Shinobu Terajima, Keitatsu Koshiyama, Soya Kurokawa

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Nagasaki, 1964. Il giovane Kikuo, figlio di un boss della yakuza, si fa notare durante un banchetto a Nagasaki esibendosi in un ruolo kabuki femminile. Tra gli ospiti lo nota l’attore kabuki Hanjiro Hanai, che riconosce immediatamente il talento del quattordicenne. Dopo la morte del padre di Kikuo, Hanjiro accoglie il ragazzo con sé e si trasferisce con lui a Osaka. Lì, Kikuo cresce insieme al figlio di Hanjiro, Shunsuke. Nonostante le loro diverse origini, i due stringono una forte amicizia, mentre vengono formati insieme sotto la guida di Hanjiro. Solo uno di loro, però, diventerà il più grande maestro di kabuki della sua epoca.

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Il film viene proposto anche in versione originale sottotitolata italiano, gli orari sono consultabili nella relativa scheda:
https://ilcinemadelcarbone.it/film/kokuho-vo
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Scritto da Satoko Okudera, a partire da un romanzo di Shuichi Yoshida, Kokuho (che significa ‘tesoro nazionale’) segue le vicende di questa famiglia lungo 50 anni di storia, dalla fine degli anni ’60 del Novecento fino al 2014, e lo fa intrecciando il melodramma familiare con l’omaggio a quest’arte arcana eppure molto viva nel cuore giapponese.

Lee prende l’essenza di ogni mélo, ovvero la battaglia impari tra i sentimenti e le convenzioni, le tradizioni, gli schemi formali che sono rispettati a prescindere dal dolore, e la usa come schermo per guardare il kabuki, per farlo specchiare con l’intreccio, usandolo come sponda per ampliare il discorso intimo e affettivo e, al tempo stesso, tessere un elogio amaro e realistico di un’arte che impone a chi la pratica la perdita dell’identità (i protagonisti sono due onnagata, maschi che interpretano i ruoli femminili), tanto quella di genere quanto quella sociale, la cui storia pretende di perdere il proprio posto nel mondo.

Lee gestisce l’ampia materia narrativa con abilità e intelligenza, sa rendere la complessità di quel peculiare microcosmo con quella del mondo che lo ospita (breve e struggente l’addio alla figlia illegittima di Kikuo) ed è molto bravo a raggiungere l’iconografia del kabuki, e quella della storia del cinema nipponico, senza perdere d’occhio il fattore emotivo; anzi, facendo del rigore e del fasto estetico il veicolo con cui giungere al cuore del pubblico: lo dimostra il bellissimo finale, con un’agnizione a sorpresa – come melodramma comanda – e un’ultima performance da brividi.

Emanuele Rauco, Badtaste

Maggiore incasso giapponese per un film non animato e vincitore di 10 Japan Academy Prize.