Paul & Paulette take a bath
di Jethro Massey — Regno Unito, 2024, 108'
con Marie Benati, Jérémie Galiana, Fanny Cottençon, Gilles Graveleau
proiezione in inglese, francese con sottotitoli in italiano
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Parigi. Dall’incontro casuale tra l’americano Paul e la francese Paulette nasce un insolito rapporto che si sviluppa attorno a un gioco macabro: la messa in scena di crimini cruenti di epoche passate nei luoghi in cui sono avvenuti. Per lei è un tentativo di fuggire dai ricordi che la perseguitano. Per lui, aspirante fotografo, un modo di esprimersi. Insieme creano un mondo tutto loro, ma per quanto le loro strade rimarranno unite?
È una giocosa commedia romantica dell'assurdo, Paul & Paulette Take a Bath. Originale, moderna e antica al tempo stesso, dei tanti aspetti clamorosi che contiene il primo è che si tratta di un'opera d'esordio.
A guardarla non si direbbe, Jethro Massey sfoggia già uno stile registico maturo, assolutamente libero e riconoscibile nella messa in scena continua di una messa in scena. I protagonisti sono infatti due amici-amanti (il confine diventa labile, quando si gioca) intenti a rivisitare le scene del crimine di omicidi storici, violenti o famosi. È un gioco bizzarro, assai singolare, eppure per loro diventa un'attività ricreativa di evasione assoluta che li isola dal quotidiano, li unisce e crea una bolla tutta loro fuori dal tempo e dai problemi. Problemi che per Paulette sono sentimentali: si è appena lasciata con la sua compagna convivente Margherita perché non ha mai avuto il coraggio di fare coming out in famiglia (omofoba, benché progressista). Paul invece ritrova sul lavoro una sua amante, soltanto che nel frattempo è diventata il suo capo (e i colleghi la chiamano "Goebbels").
Claudia Catalli, Mymovies
C'è da dire che i due attori prescelti - gli ottimi, espressivi e istrionici Marie Benati e Jérémie Galiana - sono perfetti nei loro ruoli e si muovono con disinvoltura in quella che si configura spesso come una ben riuscita pièce del teatro dell'assurdo. Risultano convincenti anche nelle scene più estreme e dissacranti, come in quelle al confine con il blasfemo, vedi l'assaggio delle ostie per immaginare che sapore possano avere i corpi, non solo dei santi («E noi che sapore abbiamo, Paul?»). Funziona anche la scelta di mettere in scena una relazione autentica, libera e totalmente lontana dagli stereotipi e dalle etichette. Un'amicizia travolgente che forse sfocia in qualcos'altro, ma di fatto quella che si svolge sullo schermo resta una bellissima avventura a due, un gioco di grande complicità reciproca.
Che ricorda molto da vicino, differenze anagrafiche a parte, lo spirito di Harold e Maude, anche nell'intento di sfidare tutte le convenzioni sull'amore. L'inserimento di foto d'epoca conferisce all'opera ulteriore fascinazione, in un continuo dialogo tra presente e passato che diventa anche quello un gioco nel gioco: inserire la Storia nelle storie di questi due ragazzi, e denunciare con assoluta lievità ma insistenza le violenze e i massacri che hanno attraversato le epoche senza sosta



