giovedì
04
giugno
21:00

Rebuilding - Come l'acqua per il fuoco

di Max Walker-Silverman — USA, 2025, 95'
con Josh O’Connor, Meghann Fahy, Amy Madigan, Lily LaTorre, Kali Reis

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Dopo un incendio boschivo, Dusty, un riservato allevatore divorziato, viene trasferito in un campo di roulotte temporaneo insieme ad altri abitanti locali sfollati. Grazie all’ottimismo determinato di sua figlia e a un rinnovato senso di comunità, impara ad accettare l’aiuto e ad aprirsi alla possibilità di ricominciare. Un delicato ritratto dell’America occidentale – un viaggio emozionante e stimolante su come ritrovare un senso di casa, ristabilire le connessioni umane e abbracciare la generosità che può emergere dalla perdita.

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Il film viene proposto anche in versione originale sottotitolata in italiano, gli orari sono consultabili nella relativa scheda:
https://ilcinemadelcarbone.it/film/rebuilding-vo
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Dai cataclismi che hanno flagellato e flagelleranno l'America occidentale, il regista e sceneggiatore deriva un dramma sommesso e sussurrato, un canto di resilienza individuale e rigenerazione comunitaria innestato su un doppio crinale tematico: da una parte la spaventosa ambivalenza della Natura, capace di spazzare via in una notte quanto costruito in un'intera vita, sbriciolando dunque i riferimenti e il senso del vivere di chi le si era votato in toto; dall'altro l'ambiguità umana di un ragazzo, aggrappato ad una civiltà sparita, in sintonia con il regno naturale ma in fuga dagli esseri umani.
Intorno all'immobilità di Dusty si compone, infatti, un quartetto di donne che lo istiga al cambiamento, ad una nuova consapevolezza, ad accettare il trauma dello sradicamento senza sconfessare l'identità: l'ex moglie Ruby che le affida (anche letteralmente) il mestiere rinnegato di padre; la piccola Callie-Rose (l'australiana Lily La Torre, avrà futuro) che lo riporta al podere e al crocevia della sua esistenza ("Puoi essere un cowboy anche senza mucche ora?"); la cognata che le lascia soldi per ricostruire il suo microcosmo e, infine, la sfollata Mila (una contegnosa Kail Rais) simbolo della dignità di chi ha perso d'improvviso tutto tranne che il coraggio di reinventarsi.

Walker-Silverman contiene il dolore esistenziale e la vastità della Natura, l'interiorità paralizzata di chi rifiuta di scambiare l'erranza con la permanenza e il senso del sublime in un coming of age intenerito, opponendo la socialità agli sconquassi del caso senza scivolare nel dolorismo compassionevole.
Pick-up in viaggio e sterminate praterie, il folk e i falò, i cappelli da cowboy e gli stivali si rincorrono che in un film che, non disperdendo il calore umano delle premesse non rinuncia a un certo, compiaciuto sì, ma mai stucchevole gusto estetizzante dell'immagine. Vi contribuisce, soprattutto ma non solo, la fotografia contemplativa e aggettante di Alfonso Herrera Salcedo che lavora sia in ampiezza che in strettoie, collezionando tonalità giallo-ocra (fino al guizzo cromatico conclusivo...) per correlare il grigiore emotivo del suo protagonista.
Rebuilding canta un'America aspra e rurale, matrigna e materna, acre e incommensurabile che, per quanto mitizzata da tanta letteratura ottocentesca, conserva intatto il suo fascino, la residenza in un certo cinema controculturale a stelle e strisce che per brevità non almanacchiamo.
E nel farlo, esalta la prova in levare del nuovo Angelo dalla faccia sporca del cinema britannico: un Josh O'Connor che convalida a modus vivendi la ritrosa gentilezza ridondata tra The Crown e La Chimera (e dismessa in parte per Challengers). Smorfia amara e bocca impastata. Battute sussurrate tra spalle ricurve e silenzi contemplativi. Imbarazzo dello stare al mondo e infinita, dilagante malinconia come le mandrie in transito e quei fiumi simili a serpenti che non si può far altro che ammirare, tra la paura e la speranza.

Davide Zazzini, Mymovies