The Whispering Star
di Sion Sono — Giappone, 2015, 100'
con Megumi Kagurazaka, Kenji Endo, Yûto Ikeda, Kôko Mori
proiezione in giapponese con sottotitoli in italiano
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L’80% della popolazione è composta da intelligenze artificiali, quella umana è una specie in via di estinzione. ID 722 Yoko Suzuki è una androide il cui compito è quello di consegnare pacchi agli umani sparsi per la galassia: oggetti comuni attesi per anni, spesso apparentemente inutili, di cui lei non può cogliere l’importanza e il valore.
THE WHISPERING STAR arrivò come un controcampo inatteso, non solo di Suicide Club ma di tutto il cinema di Sion Sono fino a quel momento. Una fantascienza minimale, ipnotica, sospesa nel tempo e oscillante in un vuoto denso, in un nulla interplanetario che unisce l’amore per il vicino, il semplice, il profano – l’astronave di ID 722 è arrredata come un vecchio appartamento e le scatole che trasporta, in una realtà dove esiste il teletrasporto, sono fatte di cartone.
Con una sceneggiatura scritta oltre vent’anni prima, The Whispering Star rappresenta l’estremo opposto del cinema di Sion Sono: una fantascienza minimale che lavora per sottrazione. Realizzato dopo Fukushima, per Fukushima e con Fukushima, The Whispering Star oggi sa di immediato, così come sei anni fa avrebbe potuto avere il sapore di pandemia. Sion Sono costruisce un viaggio cosmico e intimo, fatto di attese, memoria e piccoli gesti. Un film che lavora per sottrazione, come mai in precedenza per il regista, senza però che questo stile per lui inedito prenda il sopravvento, amalgamata e sgorgante novità perfettamente connessa con le inclinazioni dell’anima che desidera raccontare.
“L’uomo ha perso la propria centralità e vive, isolato dal proprio passato e dai propri ricordi, in un mondo talmente distrutto da sembrare nuovamente primordiale, un mondo fatto di distanze siderali e comunicazioni quasi impossibili. Ma non si tratta di un immaginario à la Blade Runner, anzi: Sono gioca piuttosto a rendere il confine fra uomini e macchine sempre più labile, in una cooperazione per la quale gli androidi svolgono servizi per l’umanità prendendosi quasi cura di una specie pericolante e sofferente.”
Marco Romagna, Cine Lapsus



