Ultimo schiaffo
di Matteo Oleotto — Italia, Slovenia, 2025, 101'
con Adalgisa Manfrida, Massimiliano Motta, Giuseppe Battiston, Giovanni Ludeno
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C’è il Natale che tutti conosciamo, quello rassicurante, quello con il presepio, le lucine, l’abete, e poi c’è il Natale di Petra e Jure, decisamente lontano da ogni possibile forma di tepore (sentimentale, spirituale, meteorologico).I due fratelli vivono sottozero, ci sono abituati, ma la gelida temperatura del paesello e dei suoi pochi abitanti comincia a essere un problema: esiste una via di fuga per gente come loro? Esiste un’ipotesi di futuro per una coppia di giovani e scalcagnati tuttofare di montagna? Soldi. Servono soldi. E la provvidenziale scomparsa del cane Marlowe, con relativa garanzia di “lauta ricompensa”, pare promettere meglio dei tanti espedienti quotidiani. Leciti e meno leciti…
C'è la neve come in Fargo ma Ultimo schiaffo non è solo una dark comedy ma anche una favola amara, un ritratto di provincia, una declinazione inaspettata delle forme del cinema natalizio.
Petra e Jure sono l'altra faccia della festa. Nessuno li accoglie, e qualcuno li sfrutta come il dipendente della casa di riposo che chiede alla ragazza di andare a scommettere nei combattimenti di "Power Slap", una disciplina che consiste nel dare e ricevere schiaffi a mano aperta sul volto. Qui entra in gioco la dimensione surreale del film, quella che trasforma i personaggi, soprattutto nella parte finale in marionette tragiche ma anche magiche.
Sta anche qui lo strano potere di un film che può essere insieme straniante ed evocativo, che racconta le difficoltà del presente (la crisi economica), accenna alle notizie da cui si è spesso bombardati (il podcast true crime). Ma lo fa sempre seguendo il punto di vista dei due protagonisti, nomadi nella loro stessa terra, forse variazioni degli outsider del cinema di Kaurismäki dove anche Oleotto combina tristezza e ironia. Contemporaneamente, il regista disegna precise traiettorie geografiche dove il paesaggio non è solo lo sfondo ma parte integrante del racconto.Ultimo schiaffo potrebbe essere ambientato in qualsiasi epoca, eppure è fortemente centrato sulla contemporaneità. L'approccio è più pittorico che realistico. Oleotto dona al film delle pennellate di colore che sono forse come frammenti soggettivi del suo legame e della memoria con i luoghi che gli appartengono, combina generi diversi non per creare una contaminazione ma per seguire piuttosto gli umori altalenanti della storia.
Simone Emiliani, Mymovies
A dodici anni da Zoran, il mio nipote scemo da cui arriva anche Giuseppe Battiston che qui interpreta il ruolo di Don Attilio, il cineasta (che nel frattempo ha lavorato anche in tv dove ha diretto le serie Volevo fare la rockstar, Eppure cadiamo felici e i primi quattro episodi di Maschi veri) firma un'altra ballata sull'alienazione con qualche caratterizzazione che talvolta esce fuori controllo (il personaggio di Nicola) ma che trova nei due protagonisti Adalgisa Manfrida e Massimiliano Motta le incarnazioni di un cinema che mantiene il fascino gentile e la purezza dello sguardo del primo film.
In più, trova svolte narrative inaspettate (l'improvvisato pranzo di Natale è tra quelle più attraenti) seguendo le traiettorie della casualità delle vita. Così, sempre sullo sfondo natalizio, Ultimo schiaffo lascia come l'impronta malinconica di una canzone, tipo River di Joni Mitchell.



